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    Navigli

    Può stupire, oggi, sapere che il maggior porto italiano per tonnellaggio di merci sia stato sino all’ottocento quello di Milano.

    Nella “Darsena” del capoluogo lombardo, fino alla metà del XIX secolo, arrivavano su chiatte grandi quantità di materiali edili, legnami e combustibili, prodotti agricoli, tessuti, bestiame, granaglie… merci di tutti i generi, trasportate lungo un complesso sistema idraulico: i navigli. 

    Dal XII secolo alla metà del Novecento i navigli hanno costituito per Milano una via a basso costo per trasportare merci provenienti anche da Paesi lontani, un sistema efficiente di irrigazione delle campagne.

    Naviglio Grande, Naviglio Pavese, Martesana, Naviglio di Bereguardo sono i principali canali navigabili della pianura padana. Prendono acqua dal Ticino (o dall’Adda) e convergono su Milano, che veniva così collegata a importanti passi alpini (e dunque all’Europa) e al Po cioè al mare, quindi a tutto il mondo. Persino il marmo di Candoglia usato nella costruzione del Duomo è arrivato a Milano su chiatta.
    I navigli, orgoglio dei lombardi, rappresentano una delle più importanti caratteristiche della pianura padana, che è stata modellata e trasformata in paesaggio agricolo da un’opera di bonifica e canalizzazione che, avviata dai monaci dei grandi ordini medioevali, è proseguita per secoli.

    Anche il territorio piemontese è solcato da corsi d’acqua, che sono stati scavati con esclusive funzioni irrigue: ricordiamo il naviglio Langosco, la rete dei canali Cavour, il Regina Elena nel Novarese.
    Ma torniamo ai navigli: la sponda sinistra del Ticino è interessata da una ragnatela di corsi d’acqua alimentati dal fiume.

    Soprattutto nella zona di prelievo è facile confondere un canale con l’altro.
    I principali sono:

    • Il canale Industriale, scavato nell’ultimo decennio del 1800 per alimentare la centrale elettrica di Vizzola Ticino.
    • Ilcanale Marinone, uno scolmatore che si dirama dalla sponda destra del Naviglio, per riversarsi, dopo poco più di cinque chilometri, nel Ticino.

    I navigli veri e propri sono invece il Naviglio Grande e le sue derivazioni:

    • ilNaviglio di Bereguardo: deriva dal Naviglio Grande a Castelletto di Abbiategrasso, nel punto in cui il primo fa una secca curva a sinistra, verso Milano. Ha una lunghezza di quasi 19 chilometri, una larghezza di 10 metri ed una profondità minima di 1 metro. Con un dislivello di 25 metri, superabile grazie a 13 conche non più utilizzabili, ha una portata di 4,35 mc/sec e una velocità della corrente di 1,60 metri al secondo. È stato scavato a partire dal 1438, per volere di Filippo Maria Visconti, signore di Milano.
      • ilNaviglio di Pavia: a Milano smaltisce l’acqua portata dal Naviglio Grande, dal quale deriva alla darsena di Porta Ticinese. Il suo percorso è parallelo alla statale Milano-Pavia. È lungo 33 chilometri, largo una ventina di metri, ed ha una profondità minima di 1 metro con velocità massima della corrente di quasi un metro al secondo. Il notevole dislivello, di ben 57 metri, aveva imposto la costruzione di 14 conche, ormai non più utilizzabili.

    La sua costruzione, iniziata nel 1359 da Galeazzo Visconti, è proseguita fino al 1457, quando è stato reso navigabile fino a Binasco. La mancanza di un impianto di depurazione di Milano lo ha relegato al rango di conduttore di acque di fognatura. Aggirata Pavia si getta nel Ticino.
    • il canale Villoresi: costruito alla fine dell’Ottocento si alimenta appena a valle della Maddalena, frazione di Somma Lombardo. Segue la valle del Ticino fino a Nosate poi piega ad Oriente, attraversa l’alto Milanese, passa per Monza, supera il Lambro e finisce nell’Adda nei pressi di Groppello. In estate ha una portata di una settantina di metri cubi d’acqua al secondo.